Yoga della Risata nelle Carceri

 

Il 19 dicembre 2000 il dott. Madan Kataria ha tenuto una sessione di Yoga della Risata presso la prigione di Arthur Road di Bombay. All’evento ha assistito anche l’attore inglese John Cleese, in India per girare il documentario The Human Face (2001), che ne è stato così testimone entusiasta.

Il gruppo dei volontari partecipanti alla sessione di Yoga della Risata, si portava in un'aria inizialmente carica di sentimenti di rabbia e depressione, tipica dell’ambiente carcerario. Nel percorso l'aria si era riempita, spudoratamente, di risate esplosive e fragorose. Al termine della sessione ogni detenuto si diceva molto felice e chiedeva di ripetere l’attività.

Ad oggi sono diversi i carceri che danno la possibilità di utilizzare tale pratica in supporto dei detenuti. Molti Educatori lo trovano di grande efficacia.

 

"Credo che il carcere debba essere un luogo di rieducazione e avere, dunque, le caratteristiche delle istituzioni educative, attente a tirar fuori dallo studente ogni elemento che gli permetta di diventare più utile alla società. Il carcere come camicia di forza, come immobilità per non far del male è pura follia, è antieducativo. Non appena viene tolto il gesso, c’è subito una voglia di correre e di correre contro la legge. Senza considerare l’assurdo di un luogo dove si accumula la criminalità, che ha un potere endemico maggiore di un virus influenzale."

(Vittorino Andreoli)

 

Ridere può aiutare i detenuti a mutare le emozioni negative derivanti dal loro ambiente, e favorendo l’adozione di una prospettiva costruttiva e positiva.

Le tecniche dello Yoga della Risata permettono ai partecipanti di lasciarsi andare. Spesso i riscontri sono veramente sbalorditivi.

Negli istituti penitenziari l'anima è prigione del corpo. La rabbia di chi vi entra diventa ancora più rabbia.

Il corpo viene violato dandogli spazi, tempi e modi molto limitati entro cui potersi esprimere.

Eppure, le sanzioni dovrebbero avere il compito di impedire che gli errori commessi si ripetano in futuro. Ma spesso, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

In galera si soffre. Con la sofferenza si paga il male compiuto. Come Istituzione sociale il carcere dovrebbe condurre alla ri-educazione. Cosa si può imparare da una quotidianità afflitta da intensa sofferenza a lunga scadenza? Un vuoto a perdere.

Molti sbagliano perché sbagliare è quello che hanno imparato, molti volti duri e aggressivi, non sono che volti mascherati da amore mai ricevuto. In un luogo stretto e marcio di affetti, è facile entrare in conflitto con i compagni di cella, come è facile perdere la stima di sé stessi, logorati dal senso di colpa.

Ridere, in questi posti non si tiene più in conto.

Eppure il carcere dovrebbe condurre all'incontro con la pace e il perdono. Prima quello con se stessi. Per fare ciò necessità il coraggio di cambiare, in bene. Per cambiare bisogna riappropriarsi di ciò che di bello esiste nella vita, la sua bellezza, incontrare la luce, la gioia, la fiducia e il calore umano.

Cercare di cogliere le cose positive, di crearle insieme, o per lo meno sforzarsi a farlo.

Lo Yoga della Risata è un veicolo molto potente per scavare nelle proprie emozioni e dargli nuova voce. È un'efficace disciplina di apprendimento, di benessere e di salute, fisica e mentale.

Non solo si ride, ma si medita sul corpo, la respirazione diventa consapevole, ci si rilassa, ci si abbandona, ci si sintonizza con gli altri e a volte, ci si abbraccia.

È quasi inevitabile, in questo contesto, riappropriarsi del proprio corpo, riflettere su se stessi, e forse, perdonarsi.

Ridere, come piangere, è un sfogo indispensabile, che ci permettere di ascoltarci meglio e magari (lo spero), aiuti a ritrovare il buono che in fondo vive (a volte latente), in ognuno di noi.

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